Se dovessimo rifarla

Un concorso del MIUR rivolto agli studenti, perché riflettano sul loro essere giovani cittadini europei.

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Affinché insieme si organizzino per costruire nuove opportunità di crescità comune e di solidarietà diffusa. Per fare in modo che unire i puntini diventi il prossimo “whatever it takes”.

In questo anno abbiamo fatto qualche primo esperimento per testare come ingaggiare una generazione di “nativi europei”, organizzando a Siena (a maggio e a settembre) un laboratorio di frontiera per ventenni motivati e svegli. Al Santa Chiara Lab ragazzi da tutto il continente si sono misurati con il loro prurito di attivismo, provando ad immaginare e a prototipare un nuovo modello di comunità partendo da una domanda semplice: “dove sta andando l’Europa?” — e soprattutto, “cosa possiamo fare noi, oltre a stare-a-guardare?”. I due esperimenti senesi mi hanno insegnato come alle volte, per “cambiare il mondo”, serva anzitutto decidere di cambiare canale.

Perché per riuscire un giorno a federare gli Stati bisogna iniziare oggi a federare i cittadini.

Abbiamo voluto scampare il pericolo di organizzare l’ennesimo concorsino per le scuole. Piuttosto, avevamo in testa un “meccanismo di attivazione di cittadinanza europea”; uno schema con cui stimolare i nostri studenti a immaginare come avremmo potuto costruire l’Europa se fossimo stati nelle condizioni di partire oggi da zero. E soprattutto, uno schema per stimolarli a riflettere su cosa puntare — loro per primi — per tenere insieme nei prossimi anni una generazione senza frontiere.

L’obiettivo principale del concorso è diventato, quindi, sviluppare una narrazione corale sull’Europa che i giovani hanno in mente, con proposte che puntino non tanto a “chiedere iniziative a Bruxelles” quanto a pensare nuove forme di aggregazione orizzontale, tra studenti di diversi Paesi, in un’epoca in cui non è mai stato così facile comunicare, viaggiare, provare a sintonizzarsi. Per questa ragione, col concorso chiediamo ai ragazzi di riflettere, da un lato, sui temi di cui l’Unione del futuro dovrebbe occuparsi e, dall’altro, su quali frutti dell’integrazione europea — ad esempio esperienze di mobilità, solidarietà, ospitalità, crescita sostenibile — si potrebbero valorizzare, e come.

Anni fa mi sono imbattuto in una frase di Jean Monnet. Diceva “si c’était à refaire, je commencerais par l’éducation” (“se dovessimo rifarla, partirei dall’istruzione”). Ho scoperto solo tempo dopo che si trattava di una citazione apocrifa. E ho pensato che la storia è piena di profezie inesatte, ma che ogni tanto qualcuna — col tempo — diventa vera.

Qui la circolare.

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Deputato, membro Commissione VII (Cultura, Scienza, e Istruzione) e Intergruppo parlamentare su IA. Co-fondatore di Movimenta. Il resto qui: www.fusacchia.it

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