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Una delle opere dell’esposizione “Magic Art”, di artisti sudcoreani.

Dichiarazione di voto sul Documento di Economia e Finanza (DEF) 2018. Camera dei Deputati,19 giugno 2018

Sono ormai chiari i limiti oggettivi di questa discussione su un DEF che doveva essere discusso più di un mese fa. Sappiamo che non è stato possibile in ragione dei tempi occorsi per la formazione del Governo. Ne prendiamo atto.

Prendiamo pure atto, però, che la risoluzione della maggioranza non è riuscita a produrre granché, se non una generica richiesta al Governo ad “individuare gli interventi prioritari necessari per dare attuazione alle linee programmatiche” presentate dal Presidente del Consiglio.

Ma se il rimando che sa fare la maggioranza parlamentare è solo al cosiddetto contratto di Governo, senza dare un segnale di attenzione su alcuni temi centrali, noi possiamo solo continuare a pensare ciò che abbiamo già dichiarato col voto di fiducia: non vediamo le ricette giuste per rimettere in modo l’economia, non vediamo le scelte necessarie che servirebbero per aumentare la mobilità sociale.

In quel “programma del cambiamento”, e in questa risoluzione che a quel programma rimanda, non c’è un cenno sull’innovazione. Su come costruire un tessuto produttivo che scommette sull’innovazione, su come rilanciare la ricerca. Lo dico al collega D’Incà, di cui conosco e apprezzo la sensibilità su questo fronte. Lo dico ai colleghi del M5S: ma non poteva essere proprio questa risoluzione la prima occasione per mandare un segnale correttivo sull’innovazione, mostrare che il contratto di governo aveva solo peccato per una macroscopica svista, e non per una volontà deliberata?

Un punto collegato riguarda gli investimenti. Continuo a non capire cosa la maggioranza voglia fare a riguardo, e mi sta venendo il dubbio che sia perché non voglia fare molto sugli investimenti, schiacciata tra reddito di cittadinanza da una parte e flat tax dall’altra. Il Ministro Tria ci ha appena detto che vuole lavorare per ridare agli enti locali capacità tecnica e progettuale. Ma avevo capito che la priorità sulla Pubblica Amministrazione era infiltrarla con agenti sabotatori. Mi fa piacere se adesso riguarda gli investimenti locali. Verificheremo.

Noi pensiamo che innovazione e investimenti siano chiave per far nascere nuove aziende di un certo tipo e soprattutto per far crescere le aziende che abbiamo. Solo aziende che crescono sono in grado di stare sul mercato, internazionalizzarsi, ma anche di fare formazione ai propri lavoratori.

Solo aziende di una certa taglia, e quindi di una certa ambizione, sono in grado di assumere giovani ingegneri, giovani chimici, giovani matematici, giovani designer, giovani laureati in economia.

Noi siamo convinti che partire per una esperienza fuori dal Paese sia qualcosa di positivo, perché si tratta di un arricchimento personale, anche con tutte le difficoltà che questo comporta, ma pensiamo pure che non sia tollerabile l’emorragia patologica a cui stiamo assistendo, lo scoramento generale di intere giovani generazioni che non solo lasciano l’Italia, ma lasciano l’Italia senza speranza di rientro. Non scappano dall’Italia ma dall’Italietta, dal provincialismo, dall’incapacità di costruire un tessuto produttivo più robusto e più moderno. Vogliamo davvero contrastare la fuga, non di un po’ di cervelli ma di una generazione intera? Come pensiamo di farlo? Chiudendo le frontiere? O con innovazione, investimenti, crescita delle aziende?

Non c’è una parola su come aiutiamo i sindaci a creare spazi sui loro territori che mettano insieme riqualificazione urbana, cultura, formazione, imprenditorialità; a creare spazi vivi dove si ricostruisce il tessuto sociale, l’ascensore sociale.

Non una parola su come contrastiamo le rendite. Le rendite, Ministro!

Perché questo è ancora largamente il Paese dove siamo ciò che abbiamo ereditato. Dove siamo prima di tutto i figli di qualcuno, i nipoti di qualcuno, i bisnipoti di qualcuno.

Pochi giorni fa l’OCSE ha pubblicato un rapporto sulla mobilità sociale. Cinque generazioni. Servono cinque generazioni perché un bambino nato in una famiglia a basso reddito raggiunga il reddito medio nazionale.

Manca una visione di sviluppo; e la visione di società che esce dal contratto di Governo a cui questa risoluzione rimanda è una visione di società statica e chiusa, che non fa niente per rimuovere gli ostacoli veri di cui parla la Costituzione e che limitano la possibilità di realizzazione.

Non vi aspettate che qualcosa possa venire da Salvini, troppo occupato a far riabbassare la testa a chi prova ad alzarla. In questo momento, con questo governo, tocca a voi — deputati Cinquestelle — ricordarvi perché siete finiti in Parlamento, qual è il vostro mandato. Non la repressione, ma l’emancipazione. Usate i numeri che avete in quest’Aula. Non diventate ancillari. Non diventate complici di un Paese che esaspera le proprie paure, che non affronta le proprie preoccupazioni, che rarefà l’aria nella stanza e punta sulla claustrofobia, invece che dare respiro e ossigeno. Votate questa risoluzione che chiede di individuare gli interventi prioritari ma fate in modo che questi interventi siano quelli che servono non per inchiodarci sotto casa, ma per portarci lontano.

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Deputato, membro Commissione VII (Cultura, Scienza, e Istruzione) e Intergruppo parlamentare su IA. Co-fondatore di Movimenta. Il resto qui: www.fusacchia.it

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