Il coraggio di (non) dimettersi

Alessandro Fusacchia, Rossella Muroni

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Inaugurazione dell’anno accademico del Gran Sasso Science Institute alla presenza del Ministro Lorenzo Fioramonti, L’Aquila — 17 dicembre 2019

Per settimane abbiamo sentito ripetere al Ministro Lorenzo Fioramonti la sua ferma intenzione di dimettersi e lasciare il MIUR nel caso in cui su scuola, università, ricerca non fossero arrivati 3 miliardi di nuove risorse.

Non c’è voluto troppo, infatti, per riconoscere questa sua inclinazione british, poco comprensibile in un’Italia assuefatta a politici che le dimissioni le minacciano ma poi non le danno, e che ha fatto sì che fino ad oggi la sua “minaccia” non venisse presa sufficientemente sul serio.

Da stamattina la voce che si dimetta davvero si è fatta più insistente: rimbalza sui media, serpeggia nei corridoi della Camera, se ne parla ormai apertamente. Se ne è appena discusso anche in apertura di lavori della Commissione Istruzione.
Evidentemente Fioramonti lo avrà comunicato ad un po’ di persone e alle istituzioni a cui — in casi come questo — è corretto e opportuno far arrivare la notizia prima che la apprendano sui giornali o sui social.
Evidentemente è ormai chiaro a chiunque che i 3 miliardi non c’erano e non ci saranno, in questa legge di bilancio. Due giorni fa Repubblica ha fatto una ricognizione delle varie misure presenti nella legge, e ne è uscito un quadro semplice e chiaro: ci sono quasi 2 miliardi sulla scuola, ancorché messi sostanzialmente sul rinnovo del contratto collettivo dei docenti, e nulla per università e ricerca.

Farci la domanda sbagliata: 2 miliardi non sono certo 3, ma sono davvero insufficienti per impedire al ministro Fioramonti di dimettersi senza perdere la faccia?
Qualcuno dirà di sì, qualcuno di no. Tifoserie.

Oppure possiamo farci la domanda giusta: abbiamo bisogno di queste dimissioni?
Noi pensiamo di no.

Non ne hanno bisogno la maggioranza e il Governo, che possono contare su un ministro con visione sulla scuola e sulla necessità di mettere al centro del nuovo progetto formativo per le nuove generazioni lo sviluppo sostenibile e il contrasto alle disuguaglianze.

Non ne hanno bisogno la scuola, l’università e la ricerca italiane che dal giorno dopo le dimissioni continueranno ad avere gli stessi problemi di prima, e anche un problema in più: trovare una nuova guida, costituire una nuova squadra attorno al nuovo ministro, evitare un altro pesante stop-and-go in settimane delicatissime per quello che riguarda tanti dossier spinosi che il MIUR sta affrontando.

Sul Corriere di oggi Luca Solesin, del progetto Changemaker di Ashoka, scrive un bellissimo pezzo che parte dall’anno 2039, cioè dall’anno in cui a sostenere la maturità saranno i nati nel 2020 , chiedendo che tipo di scuola ci serva costruire per preparare i prossimi nascituri ad un mondo così vicino e così impossibile da prevedere. Ecco, noi pensiamo che Fioramonti possa aiutare questa maggioranza a ragionare su questo futuro e a costruirlo.

Perché i 3 miliardi tutti e subito sono importanti. Ma è più importante lavorare ad un nuovo modello educativo, di insegnamento, di formazione dei docenti, di organizzazione della scuola, di esperienza che facciamo fare alle nostre studentesse e ai nostri studenti ogni giorno in classe.

Con le sue dimissioni non avremo comunque il miliardo che manca e perderemo anche qualcuno che ha dimostrato di voler lavorare ad un nuovo paradigma, a misure che non siano “adattive” (per riprendere sempre l’espressione di Solesin sul Corriere di oggi), ma radicali, vale a dire capaci di trasformare in profondità la maniera in cui la scuola, ma anche l’università e la ricerca, funzionano nel nostro Paese.

Invece di dimettersi e legittimamente rivendicare la propria coerenza, Fioramonti chieda più coraggio a questo Governo, così come molti di noi parlamentari stanno chiedendo più coraggio al Parlamento, e come in definitiva tutti insieme possiamo chiedere a coloro che, in questo momento, guidano le forze politiche di maggioranza.

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Deputato, membro Commissione VII (Cultura, Scienza, e Istruzione) e Intergruppo parlamentare su IA. Co-fondatore di Movimenta. Il resto qui: www.fusacchia.it

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