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Dichiarazione sul voto di fiducia al Governo, Camera dei Deputati — 6 giugno 2018

Signor Presidente del Consiglio,

Onorevoli colleghi,

Nel suo discorso di ieri, Presidente, lei conferma che è bastato il tempo di finire al Governo — il tempo di cominciare a misurarvi con la realtà — per ammorbidirvi sulle questioni economiche, per ridimensionare reddito di cittadinanza e flat tax su cui al massimo rivedrete le misure esistenti, deludendo le aspettative dei cittadini che voi stessi avete alimentato.

E così, pur di far vedere che qualcosa avete mantenuto, finirete per essere duri solo su ciò che non costa niente economicamente, ma costa molto in termini di civiltà: i diritti; le libertà; l’integrazione.

Il suo Governo, Presidente, non avrà la nostra fiducia perché in quello che ha detto non c’è traccia di un nuovo disegno di avanzamento sociale.

Non c’è traccia di sviluppo, di futuro, di fiducia da dare ai cittadini e non solo da chiedere in quest’Aula.

Non una parola vera su scuola, università, cultura. Ma come pensa di ricucire il tessuto sfibrato del Paese, se non investendo nella formazione del capitale umano?

Non una parola vera su impresa e innovazione. Sull’urgenza di facilitare la creazione di nuove aziende e di far crescere le piccole e medie imprese.

Non una parola vera su come tutelare la concorrenza, contrastare le rendite, ridurre le disuguaglianze.

Non una parola vera sulla Pubblica amministrazione, che non sia per infiltrarla con agenti sabotatori. Su come dare forza, velocità e nuove competenze a coloro che lavorano dentro le amministrazioni e che dovrebbero, Presidente, attuare e accompagnare le vostre misure.

Non diamo la fiducia ad un Governo che ci propone ancora più centralismo e non lascia respiro ai Comuni.

Non diamo la fiducia a chi ci appare così confuso sulle parole. Lei ed io siamo entrambi relativamente nuovi in quest’Aula, Presidente. Ma “non siamo razzisti” e “rispetteremo la Costituzione” sono parole che non voglio più sentire pronunciare.

Soprattutto, non voteremo la fiducia a chi pensa che si possa invertire il corso della storia di questo Paese e di questo continente.

Vede, signor Presidente, è difficile dare peso alle parole quando la domenica sera ci permettiamo di chiedere la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica per alto tradimento, e due giorni dopo diciamo che stavamo solo scherzando.

Ma io alle parole voglio continuare a darlo, un peso.

Che condanna in maniera definitiva la sua generazione di quarantenni, ministro Salvini. La sua generazione di trentenni, ministro Di Maio.

Le nostre generazioni. E le generazioni più giovani.

Che non hanno bisogno di essere fintamente protette e rinchiuse nel vostro provincialismo. Ma hanno bisogno di respiro, di mobilità, di emancipazione. Di cittadinanza europea.

Da oggi saremo opposizione in Parlamento.

Da oggi lavoreremo per diventare alternativa nel Paese.

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Deputato, membro Commissione VII (Cultura, Scienza, e Istruzione) e Intergruppo parlamentare su IA. Co-fondatore di Movimenta. Il resto qui: www.fusacchia.it

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