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Audizione del Ministro Alberto Bonisoli — 10 luglio 2018

Le Commissioni “Cultura e Istruzione” di Camera e Senato si sono riunite congiuntamente per l’audizione del Ministro della Cultura Alberto Bonisoli.

Abbiamo ascoltato e abbiamo replicato. Personalmente ho sentito un intervento generale e generico, fatto di tutte le cose che andavano dette e dove sono stati invocati tanti nuovi fondi che (calma: non siamo ad oggi autorizzati a mettere in dubbio) arriveranno!

  • in apertura, Ministro, lei ha citato il ruolo della cultura per costruire ponti. Meno male. Non ho capito però come si concilia con tutti i ponti che ogni giorno il suo Governo sta nel frattempo distruggendo. La invito a non esagerare coi ponti, altrimenti corre il rischio di ritrovarsi isolato in Consiglio dei Ministri. Non vorrei qualcuno le correggesse la slide che ci ha presentato, aggiungendo una parolina. Dai ponti ai ponti levatoi. Da tirare su.
  • Ho sinceramente apprezzato il riferimento alla produzione di nuova cultura.

In un Paese (giustamente) ossessionato dal patrimonio, bisogna cominciare a dire che la cultura più importante è quella che non abbiamo ancora prodotto. Questa produzione aiuterebbe anche il passato: pensiamo cosa potrebbero fare tecnologie nuove e creatività per valorizzare diversamente il patrimonio, oltre a generare nuova conoscenza.

  • Un commento su alcuni punti specifici: parto dall’organizzazione del Ministero. Bene le nuove assunzioni, ma facciamo reclutamento di giovani con competenze nuove e capacità di connessione — con altri mondi e con il resto del mondo; il precariato è un tema e va affrontato partendo da tantissime situazioni di disagio storicizzato, ma gestiamo le transizioni senza ipotecare il futuro.
  • Sempre rispetto al personale, Ministro, lei ha citato l’importanza della formazione. Ma non ha speso mezza parola sulla formazione del suo personale, di chi lavora nel Ministero. Non bastano le nuove assunzioni. Cosa facciamo con le persone su cui dobbiamo e possiamo contare oggi? Serve un piano massiccio. Non di aggiornamento professionale. Ma di formazione al mondo di oggi, perché la cultura è avanguardia e anticipazione. E il settore pubblico deve essere un traino di questa avanguardia, ma per esserlo deve anzitutto capirla: l’amministrazione del Ministro della Cultura deve diventare la frontiera più avanzata della pubblica amministrazione.
  • Sull’Europa, lei Ministro ha citato che serve spendere meglio i fondi. Meno male. Ma attenzione a distinguere rendicontazione da impatto. Facciamo fatica a spendere, ed è così che finiamo per accontentarci di spendere tutto. Ma noi possiamo essere migliori della nostra contabilità. Metta in piedi un meccanismo serio di valutazione dell’impatto di quello che viene fatto coi fondi europei. E non si distragga rispetto alla partita che riguarda la prossima programmazione europea. Vada a Bruxelles. Lei. Faccia la sua battaglia per portare a casa un capitolo fondamentale per tutti gli europei, e a maggior ragione per gli italiani che sulla cultura possono contare su un “vantaggio competitivo”.
  • Su collaborazioni e sinergie, mi dia retta: si incateni all’ufficio del suo collega al Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca! Ci sono fondi veri, lì. Strutturi un partenariato articolato. Metta testa sulla mancanza strutturale di manager culturali: su questo fronte c’è una filiera formativa che va strutturata con maggiore ambizione. E pensi alla ricerca, che non le ho sentito citare per nulla. La ricerca in ambito culturale è centrale per quella produzione di nuova cultura di cui le ho sentito parlare… ma in modo un po’ generico! Sulla scuola avrei tanto da dire, avremo occasione.
  • Infine, lei ha citato la diplomazia culturale. Attenzione: non funziona come ci ha detto! Non la può delegare al suo consigliere diplomatico. La Farnesina può fare tanto, ma non può fare tutto. C’è tantissima diplomazia culturale che non passa per i canali pubblici e che va intercettata e messa a valore. Convochi le Film Commission delle regioni italiane che vanno nel mondo in ordine sparso, basterebbe poco per massimizzare il ritorno per il cinema di tutto il Paese. E convochi le fondazioni bancarie, che troppo spesso continuano sui territori con spargimenti a pioggia che non servono molto — di certo non servono alla cultura — e sulla base di una logica che le ho sentito dire non le piace molto.
  • Ha citato più volte Matera 2019 e il potenziale che questa città e questo appuntamento possono avere. Ha mostrato qualche scetticismo rispetto alla possibilità, nei prossimi 6 mesi, di recuperare il ritardo dei lavori pubblici che servono per avere Matera pronta per quando tutto inizierà. Ma Ministro, prenda in mano la situazione!

Non le sfugge — vero? — che in Basilicata si voterà tra pochi mesi e che c’è in corso un terremoto politico e istituzionale che avrà una ricaduta negativa inevitabile su Matera 2019 e sulle prospettive di tanti giovani di quella regione. In attesa di un riscatto dei lucani, di un nuovo impegno della migliore classe dirigente di quel territorio, si faccia carico anche lei direttamente di ciò che serve perché le responsabilità della politica locale non ipotechino una straordinaria opportunità nazionale.

  • Infine, non so se è perché ritiene che il governo di cui fa parte durerà poco tempo, ma non le ho sentito citare neppure una volta l’Expo di Dubai del 2020. È una straordinaria occasione per connettere le menti e costruire un percorso ambizioso di partecipazione dell’Italia. Trasformi il meglio della cultura di questo Paese in un percorso — e in una metà.

Buon lavoro!

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Deputato, membro Commissione VII (Cultura, Scienza, e Istruzione) e Intergruppo parlamentare su IA. Co-fondatore di Movimenta. Il resto qui: www.fusacchia.it

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